Intervista ai Landlord: «Aside, quel mondo “a parte” di cui ognuno può essere alla ricerca»

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Dopo l’avventura di X Factor 2015, i Landlord hanno debuttato nel mercato discografico con l’EP “Aside“, un disco introspettivo dalle sonorità raffinate e le atmosfere nostalgiche. L’intervista:

Partiamo dall’uscita di “Aside”, il vostro primo progetto discografico, già in cima alle classifiche iTunes. Emozioni, aspettative.. cosa rappresenta per voi questo esordio?

La realizzazione di un sogno, l’aver conquistato la libertà di fare quello che volevamo fare. Siamo molto emozionati, perché Aside ci mette a nudo per la prima volta e la prima volta non si scorda mai. Emozione, ansia, voglia di fare sentire finalmente la nostra musica e il risultato che abbiamo ottenuto fino adesso sta davvero ripagando tanti sacrifici e superando ogni nostra aspettativa. Per questo il tour che inizieremo ad aprile sarà innanzitutto per dire grazie alle persone che ci stanno ascoltando, grazie per tutto questo!

“Stare in disparte”, questo titolo è legato alla vostra identità artistica o è una provocazione verso qualcosa di esterno ad essa?

In realtà “Aside” è una parola che per noi contiene più significati. Racchiude i contenuti, le atmosfere che fanno parte della nostra identità artistica. Come se tramite i nostri brani riuscissimo effettivamente a trovare, quei luoghi, quel mondo “a parte”, di cui ognuno di noi può essere tanto alla ricerca. Se invece si stacca la “A” da “Side” il significato diventa “una parte”, perché questo album è una parte di noi e di tutto quello che abbiamo scritto in questi tre anni. E da un lato è vero, abbiamo partecipato ad un talent, ma la nostra musica,  il genere nel quale si colloca, non fa parte di quello che si ascolta in Italia a livello mainstream. Infine c’è un ultimo significato, ma…lo sveleremo più avanti.

5 brani, tutti in lingua inglese. È una scelta puramente stilistica? Non c’è il timore che la ricercatezza semantica dei testi sfugga al pubblico legato alla scena italiana?

Sì, quando tre anni fa abbiamo iniziato questo progetto abbiamo scelto di scrivere i pezzi in inglese. E quell’idea non è cambiata perché sentiamo il bisogno di esprimerci così, sia per sonorità sia per sintassi che per quanto riguarda la metrica. Ma l’italiano non lo escludiamo a priori! E’ la nostra lingua madre e se un giorno sentissimo la necessità di scrivere in italiano lo faremo.

“Aside” è nato prima della partecipazione al talent X Factor, ma cosa ha rappresentato per voi l’esperienza del reality? Ha cambiato qualcosa nel vostro modo di pensare e fare musica? 

Sì, siamo entrati ad X Factor con Aside perché prima di partecipare al programma ci stavamo già lavorando. Quando ripensiamo ad X Factor la prima cosa che ci viene in mente è l’aver avuto la possibilità di frequentare una vera e propria scuola dello spettacolo: in due mesi abbiamo imparato cose che magari avremmo imparato in due anni. Abbiamo lavorato giornalmente con grandissimi professionisti, conosciuto persone che ci hanno arricchito sia a livello artistico che umano, abbiamo avuto l’occasione di farci conoscere e soprattutto di metterci in gioco. Così, quando siamo tornati a casa, ci siamo guardati e ci siamo visti cresciuti, e per fortuna! Perché solo così  è stato naturale tornare a scrivere: nuovi testi, poi nuovi melodie (in Aside il processo è stato l’opposto) e ci siamo chiesti se rimettere mano a quello che avevamo fatto. Ma la scelta di non cambiare nulla e lavorare alle nuove produzioni è stata unanime. Aside non sarebbe stato un disco sincero se ci avessimo rimesso mano. È stata una scelta, anche un po’ rischiosa, ma di cui ci sentiamo dire “avete fatto bene!”

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Sono sempre più accese le polemiche intorno alla gestione degli artisti da parte delle case discografiche, soprattutto nell’ambito dei talent. Avete una vostra idea a riguardo? Come mai la vostra scelta è ricaduta sull’etichetta INRI?

A nostro modo di vedere, i talent sono una delle tante strade possibili. Non esiste secondo noi un’unica via per emergere, l’importante è trovare la propria, non fermandosi ai pregiudizi. Così dopo Xfactor, debuttiamo con INRI, un’etichetta indipendente che ci ha voluti nella loro squadra pur essendo usciti da un talent. Grazie a loro oggi abbiamo la possibilità di far conoscere, in maniera del tutto priva di filtri, il nostro mondo sia con l’uscita di Aside sia con la programmazione di un tour nelle principali città d’Italia.

Torniamo alle canzoni dell’EP. C’è un filo conduttore che lega le diverse tracce?

Probabilmente quello che lega le nostre canzoni è uno stato d’animo. Abbiamo sempre cercato di dare una forte via di espressione alle nostre sensazioni, mettendo in primis, nei testi e nelle note, ciò che, in quel momento, sentivamo il bisogno di liberare grazie alla musica.

C’è molta introspezione e profondità nei vostri pezzi, oltre a una costante ricercatezza nei suoni. Quali fasi ha attraversato la loro genesi? Qual è il brano a cui siete più legati e quale quello che ha avuto la gestazione più complicata?

Sai, è una domanda difficile perché ognuno di questi brani,naturalmente, lo vediamo come un figlio. Ma forse quello a cui, come band, siamo più legati è quello che al tempo stesso ha avuto la gestazione più complicata. Hidden. Credo ne avessimo fatto circa 9 versioni, un album in pratica. Ma è il pezzo che ci ha dato origine e che una volta trovata la chiave, ci ha permesso di trovare la direzione per questo nostro primo disco.

Le vostre esibizioni dal vivo sono sempre precise ed eleganti, nulla è mai fuori posto. Com’è invece l’atmosfera nella sala prove?

C’è una frase che lessi una volta in una biografia dei Coldplay. Un giornalista fece a Chris Martin la stessa domanda e lui rispose “Essere in questa band è come essere impegnato in una relazione. Ogni volta che c’è una discussione piuttosto accesa sbatti la porta e te ne vai. Appena varcata la porta pensi: Oh cavolo, ma perché ho fatto così? Allora torni indietro e ci fai l’amore” Ecco, è più o meno così anche per noi.

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Se vi chiedessi di chiudere questa intervista con una frase di un brano che vi rappresenta.. quale scegliereste?

“Perché niente è cambiato anche se tutto è diverso”


 

Qui la recensione e il video di “Get by”, il primo singolo estratto da “Aside”

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